La macchina del tempo

[2020]

Buster Keaton!

Programma a cura di Cecilia Cenciarelli in collaborazione con Serge Bromberg e Tim Lanza

Mentre il catalogo sta per andare in stampa, non abbiamo ancora la certezza di riuscire a inaugurare questa sezione con un’opera completamente inedita, l’unico cortometraggio realizzato a quattro mani da Chaplin e Keaton. Il titolo provvisorio è The Lockdowners. Dissolvenza in apertura: Charlie si lava forsennatamente le mani con qualunque liquido gli capiti a tiro, è pieno di tic. Per coprire naso e bocca durante la pandemia indossa imbuti, maschere da sub o reggiseni extra-large. Pur di uscire porta al guinzaglio un criceto, una testa di scopa o un coprilume a frange; cammina rasentando i muri e si arrampica sui lampioni appena vede un passante. La polizia lo multa di continuo ma lui non ha un centesimo e allora viene costretto a lavorare in una casa di riposo dove una banda di arzillissimi ultracentenari tenta quotidianamente la fuga. Il virus ingrossa le file dei disoccupati, la morte invece non si vede mai, perché Chaplin l’ha girato subito il film, senza sapere delle centinaia di migliaia che se n’erano andati. In quello stesso ospizio Buster è un tirocinante infermiere. Indossa una mascherina sproporzionatamente grande, gli copre tre quarti del corpo, dozzine di elastici gli intralciano i movimenti impigliandosi ovunque. Lui resiste, stoico. Un sospetto contagio lo costringe in quarantena. Pratica nuoto sincronizzato e sci di fondo in salotto. Panifica e inforna senza sosta, ma una volta esagera con il lievito e uno degli impasti deborda in tutta la casa mentre lui, ignaro, progetta carrucole, marchingegni e semovibili per cenare con la ragazza del palazzo di fronte, di cui è segretamente innamorato. I restanti cinque programmi, all’interno dei quali terremo a battesimo quattro nuovi restauri, guardano alla stagione d’oro di Keaton con un obiettivo più largo, includendo cioè anche The Saphead (1920) e Spite Marriage (1929), due film che oltre ad aprire e chiudere gli anni Venti segnano l’alba e il tramonto della carriera di Keaton. Neo-diplomato alla scuola di Fatty Arbuckle, viene ‘prestato’ da Schenck alla Metro Picture che gli offre di interpretare il suo primo lungometraggio. Simmetricamente a quanto accade in The Saphead, in cui il Keaton che verrà sembra prendere vita sotto i nostri occhi, in Spite Marriage ci pare di vederlo sbiadire dolorosamente sotto il peso della seconda tormentata produzione alla corte MGM. Eppure entrambi i film offrono più di una traccia di quel genio che straborda, in diversa misura, dagli altri film in programma. Guardandoli uno dopo l’altro, in versione restaurata, The Playhouse, The Boat, The Blacksmith (nelle sue due varianti), The Ballonatic e The Love Nest non hanno affatto l’aspetto di film minori ma di lucentissime tessere che, insieme, restituiscono la gigantesca presenza artistica di Keaton. Continueremo le trattative con Buster e Charlie per The Lockdowners, ma se proprio non dovessimo ottenerlo, allora saremo costretti a immaginarcelo.

Cecilia Cenciarelli 

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Storico delle edizioni

Programma e note a cura di Cecilia Cenciarelli

 

Il nostro programma di quest’anno varca l’oggetto e il ‘perimetro temporale’ del progetto Keaton, trenta piccoli e grandi film interpretati e diretti da Buster Keaton (in tandem con Eddie Cline, Malcolm St. Clair, Clyde A. Bruckman, Charles Reisner…) tra il 1920 e il 1928. Oltre ai nuovi titoli restaurati insieme a Cohen Film Collection, presentiamo il frutto della recente collaborazione con Warner Bros e The Criterion Collection: il restauro complesso quanto imprescindibile di The Cameraman, primo film girato da Keaton per la MGM, ultimo capolavoro consegnato alla storia del cinema. Per otto anni Keaton aveva lavorato incessantemente in un clima di fervore artistico, sperimentazione e libertà creativa “quando facevamo cinema – avrebbe detto Keaton ricordando quella stagione irripetibile – mangiavamo, dormivamo e sognavamo cinema”.
Una libertà dalla quale Keaton non poteva chiaramente prescindere, ma per la quale non lottò mai veramente, né ai suoi esordi, quando fu piuttosto il suo prodigioso talento a imporsi, né durante il fatidico passaggio alla MGM, orchestrato Joseph Schenck e siglato nel gennaio del 1928. Keaton seguì docilmente il corso degli eventi.
Quello che accadde in seguito è noto a tutti: i presunti ventidue gagman schierati dalla MGM, le irruzioni sul set di un produttore giovane e ambizioso, la difficile gestazione di una sceneggiatura a troppe mani che Keaton percepiva come un ostacolo al suo processo creativo. Difficile credere che da questo clima asfittico sia nato un miracolo come The Cameraman, ennesima dichiarazione d’amore nei confronti del cinema e del ‘fare cinema’ (e riflessione sui paradossi del successo), ancora generoso di grandi trovate comiche e autentici momenti epici. Ma è forse proprio nel suo successo che si insidia la fine di Ke­aton, nell’aver dimostrato cioè di poter superare stoicamente, proprio come accade nei suoi film, tutti gli ostacoli posti sul suo cammino. Eppure, a posteriori, il cambiamento si avverte: “Non è ancora un personaggio nel film di qualcun altro, ma non è più un esploratore del suo universo – scrive Andrew Sarris – The Cameraman sta a Steamboat Bill, Jr. come A Night at the Opera sta a Duck Soup dei fratelli Marx. In entrambi i casi MGM è riuscita nel suo intento di addomesticare un talento anarchico a favore di un elettorato più vasto e romantico”.
Celebriamo quindi tutto il talento anarchico non ancora addomesticato di cui forte si avverte la presenza nella casa stregata e nell’ascesa in paradiso di The Haunted House (una delle tante dimore fatali costruite da Keaton), alla cena di famiglia in My Wife’s Relations, nei disastri atletici di College
Un sincero ringraziamento a Kevin Brownlow e a Livio Jacob per averci aiutato a recuperare un incredibile filmato amatoriale girato sul set di The Cameraman; a Serge Bromberg ed Eric Lange per aver creduto nell’unicità del pubblico del Cinema Ritrovato consentendoci di mostrare il finale originale di My Wife’s Relations ritrovato nella collezione di Lobster Films

Cecilia Cenciarelli

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