IL TREDICESIMO COMMENSALE
S.: da un romanzo inglese di Fergus Hume. Sc.: Guido Brignone. F.: Luigi Fiorio. In.: Lola Visconti-Brignone, François-Paul Donadio, Domenico Serra, Ines Ferrari, Mary-Cleo Tarlarini, Giuseppe Brignone, Giovanni Ciusa, Luigi Stinchi, Annibale Durelli. P.: Rodolfi-film. l.o.: 1318m. 35mm.
Scheda Film
Copia proveniente dallo stesso fondo (scoperto da un cinefilo trentino) da cui proveniva la copia italiana utilizzata per il restauro di Malombra. Ritrovata in una cantina di un cinema che si era completamente allagata, la pellicola era conservata in una delle poche scatole che superavano il filo dell’acqua. La copia consiste nel solo rullo finale imbibito e virato, con didascalie italiane. Il Tredicesimo commensale è un buon esempio delle difficoltà in cui lavora una cineteca. Il film è giunto alla Cineteca di Bologna assolutamente incompleto, senza alcun titolo che ne permettesse un’identificazione. Eppure anche così incompleto mostrava un interesse assolutamente straordinario.
L’identificazione ha confermato l’importanza del frammento alla cui realizzazione parteciparono Brignone, che in quegli anni diede le migliori prove della sua lunga carriera, e la Rodolfi film, forse l’unica Casa che tra la fine degli anni Dieci e l’inizio dei Venti tentò un reale rinnovamento narrativo e linguistico del diva-film italiano.
Guido Brignone tenta, piuttosto curiosamente, il whodunit di tradizione inglese (l’intreccio complessivo della vicenda, desumibile dalle cronache d’epoca, accentua ancor di più questo aspetto: si tratterebbe di un pranzo al quale sono stati invitati, in vista dello scioglimento, tutti i possibili sospetti). Ma soprattutto, le macchinerie mistery come garanzia di un funzionamento melodrammatico altrimenti prossimo all’usura sembrano essere state una delle cifre della torinese Rodolfi Film (Il quadro di Osvaldo Mars). Il risultato, perlomeno in questo rullo finale, è di vero interesse. Flash-back, soggettive, montaggio alternato, tutto sembra utilizzato senza dispersioni e oltre quella pratica dell’indugio contemplativo sull’inquadratura che caratterizza buona parte del cinema italiano fino al 1920.
(Paola Cristalli, Cinegrafie, n.7)