Cinema cubano: i retroscena del restauro di ‘Memorias del subdesarrollo’, intervista a Cecilia Cenciarelli
Raccontiamo i retroscena del restauro di Memorias del subdesarrollo con le parole di Cecilia Cenciarelli che ha condotto le trattative per l’acquisizione del materiale. Dal racconto della responsabile del settore ricerca della Cineteca emergono dei retroscena da spy story.
Abbiamo iniziato a investigare su questo film perché è stato proposto da Walter Salles a Scorsese come il film più influente per i registi sudamericani della sua generazione. Aveva inoltre portato l’attenzione sulla necessità del restauro, facendo notare le pessime condizioni in cui versava il film.
Sono andata a Cuba di persona a intrecciare i rapporti per l’acquisizione del materiale. Il modo “consueto” di condurre le trattative è a loro sconosciuto o, semplicemente, non gli appartiene. In questi casi, concludere dei progetti tramite telefonate e scambi di mail è un’illusione completamente occidentale, nel senso che non funziona propriamente così dappertutto. In questi paesi c’è un senso di orgoglio molto forte: per esempio, l’idea di un cinema nazionale è talmente forte che, Scorsese o non Scorsese, questo rimane un loro film. Noi siamo portati a condurre negoziati anche senza la conoscenza completa dell’altro con cui ci rapportiamo: un paese che, invece, fa parte di un sistema di approccio diverso per questo genere di cose, insegna a condurre le trattative in modi differenti e consente di capire che, a un certo punto, è necessario andare a conoscere questi contatti di persona. Ho iniziato a corrispondere con loro intorno a giugno 2015 e mi sono recata a L’Avana a febbraio 2016. Ovviamente loro non conoscevano lo stato di conservazione di questo film e, quando sono arrivata, ho incontrato un mondo inaspettato.
Nonostante la recente apertura internazionale di Cuba, il paese che accoglie Cecilia è ancora denso di contrasti e, dal punto di vista sociale (oltre che turistico) ancora in via di sviluppo.
Dal punto di vista sociale, nel centro storico di L’Avana ci sono già i bagarini asiatici che vendono le magliette di Castro, i ristoranti che applicano la tariffa turistica, ecc. Tranne due strade del centro, ci si accorge delle condizioni di miseria delle periferie. Sono stati liberalizzati alcuni mestieri: ad esempio, il tassista guadagna già molto bene. Tuttavia, la città si trova in una sorta di limbo storico, poiché la quasi totalità della gente è in condizioni disastrose, mentre queste due strade sono tranquillamente accomunabili a una qualsiasi metropoli occidentale.
Il rischio di perdere per sempre uno dei film più importanti del patrimonio artistico sudamericano era concreto, soprattutto quando ci si è resi conto della grave situazione in cui versava la pellicola.
Veramente in pochissimi conoscono lo stato dei film dell’archivio cubano. Sotto l’ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos fondato da Fidel Castro due mesi dopo la rivoluzione, l’Instituto è preposto alla produzione cinematografica) c’è la Cinemateca, una realtà ancora molto piccola. I dipendenti statali dell’ICAIC hanno uno stipendio molto basso in confronto ai nostri standard (il direttore guadagna circa 15 euro mensili). Nessuno aveva idea di cosa ci fosse in questo archivio. La situazione è abbastanza paradossale: hanno 3000-3500 dipendenti, ma producono otto film l’anno. Ciò significa uno stato d’impasse quasi totale. La Cineteca è un piccolo mondo all’interno dell’ICAIC, per cui, quando abbiamo iniziato a parlare del restauro, è stato necessario superare una certa diffidenza di base. Tutto il cinema pre-rivoluzionario è praticamente sconosciuto e ci sono molti materiali in stato di degrado avanzato. Abbiamo dovuto accelerare i tempi del restauro perché si era presentata la possibilità, da parte di un distributore francese, di presentare il film non restaurato (una versione in betacam con audio pessimo) a Cannes Classics. Questo sarebbe significato la morte della pellicola. Il problema era appunto che, se la versione passata a Cannes Classics fosse stata quella non restaurata, noi non avremmo più trovato i fondi per un restauro, perdendone anche l’esclusiva. Nel frattempo, a complicare le cose, ci è stato detto che il negativo era in piena sindrome dell’aceto, in decadimento. Era ormai marzo e gli scenari possibili erano due: o lo avremmo restaurato in tempo per Cannes Classics, o non lo avremmo mai restaurato. Per l’importanza del materiale sembrava davvero una cosa per cui valeva la pena di battersi.
La storia si complica quando si pensa a un modo per far arrivare il materiale filmico in Italia per il restauro.
È stata una corsa contro il tempo, non solo per i tempi richiesti dal restauro, ma anche perché non sapevamo come farlo arrivare in Italia. Servivano tantissime autorizzazioni e nel frattempo abbiamo scoperto che una spedizione del genere non era mai stata praticata dai nostri interlocutori cubani, quindi avremmo dovuto muoverci su un terreno a loro sconosciuto, oltre che in tempi strettissimi. Un altro ostacolo non di poco conto è stata la spedizione: i corrieri internazionali impiegano un tempo di consegna di circa 6-7 mesi per la spedizione da Cuba, a causa dello sblocco della dogana e, tra l’altro, non tutti i corrieri lavorano con l’isola. Avevamo pensato di andare a prendere il materiale di persona, ma la faccenda era altrettanto complicata poiché, per entrare e uscire da lì ci sarebbero voluti due visti differenti e il problema era mandare qualcuno di noi, un italiano, che avrebbe dovuto sobbarcarsi il materiale, col rischio di impiegare troppo tempo. Non era fattibile nemmeno servirsi di un contatto cubano, che avrebbe avuto dei tempi legati al visto altrettanto lunghi (ancora circa 6-7 mesi). La svolta è arrivata quando il direttore della Cinemateca ci ha detto che lui e altri due suoi colleghi sarebbero andati in Messico per un convegno. Abbiamo deciso di approfittare di questo convegno per rifare loro i biglietti e aggiungere quasi 80 kg di materiale (tutto il negativo più 16 rulli in tre valigie) – e qui è meglio tralasciare anche i problemi avuti ai controlli in aeroporto –. Sopra ogni valigia assicurata c’era attaccato un foglio di autorizzazione firmato pochissimo tempo prima della chiusura dell’ufficio il giorno precedente alla partenza. È stato molto difficile anche inserirsi nei meccanismi di logistica e prenotazioni alberghiere. A quel punto il materiale è arrivato in Messico e poi dal Messico col corriere siamo riusciti (anche con un ultimo disguido nei tempi di consegna) a riceverlo per tempo in Italia.
Encomiabile il lavoro dei restauratori della Cineteca, che hanno portato a termine il progetto in pochissimo tempo.
Avevamo soltanto due mesi per farlo arrivare e restaurarlo, e i colleghi hanno svolto un lavoro encomiabile. Quando è arrivato il materiale, è stato come vedere una zolletta di zucchero con le formiche attorno. Il laboratorio ha compiuto un lavoro di restauro grandioso, soprattutto alla luce delle condizioni terminali in cui è arrivato il film (forse con soli sei mesi di vita); circa sessanta persone hanno lavorato giorno e notte instancabilmente. Il livello di complessità era immenso, ma, alla fine, ce l’abbiamo fatta e abbiamo consegnato al pubblico del Festival questo grande capolavoro del cinema.
A cura di Daniele Barresi, Il Cinema Ritrovato News
Leggi anche l’intervista a Luciano Castillo è direttore della Cinemateca de Cuba, ICAIC, che ha presentato quest’anno la proiezione del restauro di Memorias del Subdesarrollo (1968) di Tomás Gutiérrez Alea.