SPANISH EARTH
R. e Sc.: Joris Ivens. F.: Joris Ivens, John Ferro. Mo.: Helen Van Dongen. P.. Contemporary Historians Inc. New York. L.: 1448m., D.: 55’, bn, 35mm
Scheda Film
Le due versioni
“Quando Joris Ivens nel 1937 andò in Spagna per girare un documentario sulla guerra civile aveva nella sua valigia una sceneggiatura completa. Lillian Hellman e Archibald MacLeish, suoi colleghi del Contemporary Historians, l’avevano scritta come spunto per un film che riproducesse la realtà politica di una Spagna tormentata dalla guerra. […]. In una delle settimane in cui, a Parigi, esaminava il girato, Ivens incontrò Ernest Hemingway, che era coinvolto nel progetto. La collaborazione con Hemingway fu determinante per la realizzazione del documentario.
Il commento di Hemingway fu letto, come consigliato da Archibald MacLeish, da Orson Welles. Ivens non era scontento della registrazione, anzi, a lui sembrava che il testo e la voce si armonizzassero. Ai suoi colleghi del Contemporary Historians però non piaceva. Soprattutto Lillian Hellman trovava la voce di Welles troppo teatrale e troppo perfetta rispetto alla forza documentativa delle immagini. Il suo suggerimento di fare leggere il testo a Hemingway fu seguito e l’effetto risultò, secondo Ivens, stupefacente: le emozioni prodotte dalla voce di Hemingway davano al testo, durante la registrazione, quella carica emotiva e quella profondità che la voce di Welles non era riuscito a dare.
Spanish Earth è entrato nella storia con il commento di Hemingway, mentre l’unica copia con il commento di Orson Welles, conservata dalla George Eastman House di Rochester fu affidata nel 1993 al Nederlands Filmmuseum.
Quello che si conosceva sulla storia della produzione del film è stato confermato dalla visione comparativa delle due versioni: il testo delle due edizioni era identico. La seconda registrazione dunque fu effettuata perché il tono della voce non piaceva e non per apportare delle modifiche al testo. Tuttavia non ci sono dubbi che le due versioni risultino molte diverse. Responsabile di questo sono il suono e l’utilizzo della voce di Welles e Hemingway. La voce di Welles, modulata, appartiene a un dicitore di professione, esperto a leggere qualsiasi testo senza difficoltà. Una voce bella, potente, d’attore. La voce di Hemingway è tutta un’altra cosa: più profonda, roca e un poco monotona. Una voce che ogni tanto, senza volerlo, cambia tonalità, e che non può mai eliminare l’impressione che si stia leggendo un testo scritto. È la voce di un cronista che parla della sua relazione con gli eventi in modo chiaro e comprensibile.
Una cosa certa è che Ivens era abbastanza soddisfatto del commento di Welles, ma optò per una registrazione su consiglio di Lillian Hellman. Sembra logico che Ivens preferisse la registrazione di Hemingway invece di quella di Welles, vista l’autenticità e la complicità di questa voce. Ma oggi, quasi sessanta anni dopo la realizzazione del film, la voce di Hemingway, soprattutto per il suo impatto emotivo, sembra più datata e più propagandistica della voce di Welles. Il modo di commentare di Welles, non coinvolto e distaccato, è più moderno perché lo avvicina più a un film che alla realtà. Il suo commento è più sobrio e, allo spettatore moderno, sembra probabilmente “migliore”. La voce di Welles rende possibile la costruzione di un ponte al di sopra del tempo.
Welles è sopravvissuto a Hemingway”. (Sonja Snoek)