LA GROTTE DES SUPPLICES
P.: Pathé Frères
L.: 551m, D.: 30’ a 16f/s, bn, 35mm
Scheda Film
“Un mulino in fiamme è impressionante: nell’aria il fuoco infuria volteggiando. Ma pure senza incendio, normalmente, le ali rotanti di un mulino hanno in sé qualcosa di angosciante e di sinistro: il vento si scaglia con forza cieca nella sua trappola; l’aria turbina con violenza… la macchina combatte contro la natura.
I mulini a vento (in Machin) hanno un aspetto falsamente domestico, ipocritamente familiare; non sono mai elementi di nostalgia. Grazie alla loro presenza questi ‘piccoli film’ acquistano un aspetto epico; vi spira un’aria al limite della follia. Siamo lontani dalle ‘ali del mulino (che) proteggono gli innamorati’… È soltanto nel cuore della città, in La chanson de la Butte, che i mulini (anche quello del Moulin Rouge) sembrano idillicamente campestri (French Cancan, Renoir, 1955)! In Machin le pale del mulino servono a tutt’altro scopo: il marito geloso vi ‘crocifigge’ il suo rivale (Le moulin maudit)!
L’aria – come vento che continuamente accarezza capelli e vestiti, anche nelle scene in studio – è onnipresente nei film di quest’epoca, simboleggiata a ogni pié sospinto da quei ‘bei tramonti’. Che in Machin sono rari – lui preferisce attraversare il cielo con gli aeroplani… (sappiamo che è stato uno dei primi a realizzare riprese aeree). Poi abbiamo il fuoco, con i suoi incendi che intervengono a prolungare il culmine del dramma (L’Or qui brûle, Le secret de l’acier); e l’acqua, con il mare come tema visivo ricorrente…
Non è certo un caso, si dice, se il cinema di quest’epoca, che amava i racconti chiari e precisi – o per lo meno senza fronzoli psicologistici -, è stato ossessionato dalle immagini che utilizzavano emblematicamente i quattro elementi, il quinto dei quali potrebbe essere, forse, ‘l’urbano’”.(Eric de Kuyper)