I TOPI GRIGI
Secondo episodio, La tortura
S.: Pio Vanzi. Sc.: Emilio Ghione. F.: Cesare Cavagna. In.: Emilio Ghione (Za-la-Mort), Kally Sambucini (Za-la-Vie), Alberto Francis-Bertone (il Grigione), Nello Carotenuto (Muso Duro), Ida Carloni-Talli (la duchessa Giovanna), Alfredo Martinelli. P.: Tiber-film, Roma. L.: 671m. D.: 30’. bn, 35mm.
Scheda Film
Da sempre I topi grigi sono uno dei grandi tasselli mancanti del cinema muto italiano. Ora, grazie al negativo nitrato di Milano, alla copia della Cinémathèque Royale Belge e alla lista originale delle didascalie, il sérial è completamente ricostruito.
“Emilio Ghione riesce a raggiungere con il suo personaggio di Za-la-Mort, nel periodo a cavallo della fine della prima guerra mondiale, un livello ottimale di intensità e originalità interpretativa che lo promuove a unico divo degno di stare accanto (anche se su un gradino appena inferiore) alle grandi sovrane della scena cinematografica, entrate proprio in quegli anni nella fase discendente della loro parabola. E al tempo stesso il suo racconto, pur incanalato nei meccanismi del genere, ha la capacità di sprigionare valori aggiunti di carattere extranarrativo, di aiutarci a guardare oltre la trama, all’originalità e alla forza della definizione del paesaggio e dell’ambientazione italiana ed estera dei vari episodi. ‘C’è più Italia – scriveva Umberto Barbaro in un mitico articolo del 1943, intitolato ‘Neo-realismo’ – in I topi grigi di Emilio Ghione e Kally Sambucini che non negli altri film italiani del periodo’. È vero che il film anche se ambientato in Francia ha una capacità di introdurre e di creare vere e proprie cesure nel meccanismo narrativo aprendo lo sguardo al paesaggio italiano, facendo respirare alla macchina da presa non solo le arie dei locali malfamati, della taverna o dei palazzi nobiliari, ma anche i profumi della campagna e i colori dei tramonti, ma è anche vero che non è solo l’aspetto realistico a colpirci oggi nei Topi grigi. C’è soprattutto una regia di tutto rispetto, capace di sorprendenti soluzioni visive che ci impone di modificare gli stereotipi critici su Ghione regista, e c’è una recitazione che viene fuori alla distanza, dispiega le possibilità espressive dell’attore e conferma l’originalità della sua tecnica di raggiungimento degli effetti drammatici lavorando sulla stilizzazione e sulla sottrazione”. (Gian Piero Brunetta)