DE MEDEMINAARS

T.fr.: Les frères ennemis. P.: Hollandsche-Film. L.: 236m, D.: 11’ a 16f/s, bn, 35mm

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Un mulino in fiamme è impressionante: nell’aria il fuoco infuria volteggiando. Ma pure senza incendio, normalmente, le ali rotanti di un mulino hanno in sé qualcosa di angosciante e di sinistro: il vento si scaglia con forza cieca nella sua trappola; l’aria turbina con violenza… la macchina combatte contro la natura.
I mulini a vento (in Machin) hanno un aspetto falsamente domestico, ipocritamente familiare; non sono mai elementi di nostalgia. Grazie alla loro presenza questi ‘piccoli film’ acquistano un aspetto epico; vi spira un’aria al limite della follia. Siamo lontani dalle ‘ali del mulino (che) proteggono gli innamorati’… È soltanto nel cuore della città, in La chanson de la Butte, che i mulini (anche quello del Moulin Rouge) sembrano idillicamente campestri (French Cancan, Renoir, 1955)! In Machin le pale del mulino servono a tutt’altro scopo: il marito geloso vi ‘crocifigge’ il suo rivale (Le moulin maudit)!
L’aria – come vento che continuamente accarezza capelli e vestiti, anche nelle scene in studio – è onnipresente nei film di quest’epoca, simboleggiata a ogni pié sospinto da quei ‘bei tramonti’. Che in Machin sono rari – lui preferisce attraversare il cielo con gli aeroplani… (sappiamo che è stato uno dei primi a realizzare riprese aeree). Poi abbiamo il fuoco, con i suoi incendi che intervengono a prolungare il culmine del dramma (L’Or qui brûle, Le secret de l’acier); e l’acqua, con il mare come tema visivo ricorrente…
Non è certo un caso, si dice, se il cinema di quest’epoca, che amava i racconti chiari e precisi – o per lo meno senza fronzoli psicologistici -, è stato ossessionato dalle immagini che utilizzavano emblematicamente i quattro elementi, il quinto dei quali potrebbe essere, forse, ‘l’urbano’”.(Eric de Kuyper)

Copia proveniente da

In collaborazione con

PROJECTO LUMIÈRE