BRAVEHEART

Alan Hale

Sc.: Mary O’Hara. In.: Rod LaRocque, Lilian Rich (Dorothy Nelson) , Robert Edeson, Arthur Housman (il fratello di Dorothy), Frank Hagney, Jean Acker, Tyrone Power (il capo indiano), Sally Rand (la migliore amica di Dorothy), Henry Victor (il fidanzato di Dorothy. P.: Producers Distributing.35mm.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Grande riscoperta della Cinémathèque Française che ha ritrovato nei suoi archivi questo piccolo gioiello di straordinaria modernità in cui gli indiani vengono mostrati non più come nemici ma come un popolo costretto nelle riserve e privato di ogni diritto dagli statunitensi. Purtroppo la copia è largamente incompleta e non rende appieno la bellezza delle scenografie naturali in cui Hale ha immerso questa poetica storia. Rufus Edward Mc Kahn, più noto come Alan Hale (1892-1950) viene oggi ricordato per una delle sue interpretazioni più azzeccate, al fianco di Errol Flynn nella Leggenda di Robin Hood (The Adventures of Robin Hood, 1938). Una caratteristica di prim’ordine che negli anni Trenta e Quaranta apparve in una miriade di film, in particolare della Warner Bros, accanto ad attori come Humphrey Bogart, James Cagney, il già citato Flynn o Gary Cooper.
Un personaggio rumoroso, spaccone, gioviale, ma all’occasione anche un figuro sgradevole e brutale, come in Cortigiana (Susan Lenox, Her Fall and Rise, 1931) o Strada maestra (They Drive by Night, 1940).
A parte i suoi oltre film come attore – aveva cominciato nel 1913 con la prima versione cinematografica de Il prigioniero di Zenda nel ruolo di Rupert di Hentzau – ed una non meno cospicua presenza sui palcoscenici, Hale fu anche regista. Tra i film da lui diretti – The Scarlet Honeymoon (1925), The Wedding Song (id.), Forbidden Waters (1926), Risky Business (id.), The Sporting Lover (id.), Rubber Tires (1927) – spicca Sangue indiano (Breveheart) da un soggetto di William C. de Mille, prodotto da Cecil B. De Mille per la P.D.C.
Sono rari nel cinema muto americano i film in cui gli indiani vengono osservati dal loro punto di vista. Normalmente protagonisti sono i bianchi, eroici pionieri che affrontano mille insidie, che sacrificano la loro vita per portare la civiltà (anche se tra di loro vi sono i fuorilegge); i pellerossa invece sono i selvaggi che scotennano, che tradiscono, quasi privi di sentimenti umani, facile preda per i Winchester di Tom Mix e compagni.
Hale, con Braveheart prova a coinvolgere gli schemi con il raffinato attore Rod La Roque trasformato in indiano e che, abbandonato il tee-pee, si reca all’università e diventa un bravo avvocato, pronto a difendere i diritti della sua gente dalla sempre più rapace egemonia dei visi pallidi. “Anche se l’amore di Cervo Bianco – così venne chiamato nell’edizione italiana il protagonista – per Dorothy è impossibile: come una barriera, la diversità di razza li divide”. Così conclude la sua recensione di Sangue indiano il recensore de La Rivista Cinematografica di Torino (30.6.1927).
Un film controcorrente, con qualche remora (i due innamorati sono di razza diversa e pertanto “never the twain shall meet”), che ebbe più successo in Europa che negli States, ove prontamente l’anno dopo ne fu messo in cantiere un lavoro pressocchè analogo per l’overseas market: The Vanishing American, di George B. Seitz, con Richard Dix. In Italia divenne Stirpe eroica. (Vittorio Martinelli)

Copia proveniente da