{"id":47217,"date":"2018-07-01T15:40:28","date_gmt":"2018-07-01T13:40:28","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/?p=47217"},"modified":"2018-07-01T15:40:28","modified_gmt":"2018-07-01T13:40:28","slug":"intervista-a-madeleine-bernstorff-curatrice-del-programma-la-donna-con-la-kinamo-ella-bergmann-michel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/en\/intervista-a-madeleine-bernstorff-curatrice-del-programma-la-donna-con-la-kinamo-ella-bergmann-michel\/","title":{"rendered":"Intervista a Madeleine Bernstorff, curatrice del programma &#8216;La donna con la Kinamo: Ella Bergmann-Michel'"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47217\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p>L\u2019edizione 2018 del Cinema Ritrovato ha ospitato molte sezioni dedicate alla riscoperta di cineaste donne. Tra queste c\u2019\u00e8 <a href=\"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/sezione\/la-donna-con-la-kinamo-ella-bergmann-michel\/\"><i>La donna con la Kinamo<\/i><\/a>, sezione dedicata a <strong>Ella Bergmann-Michel<\/strong>, pioniera del documentario progressista tedesco degli anni Trenta. Artista visiva e fotografa che si cimenta con una macchina da presa Kinamo, Bergmann-Michel ha lasciato una serie di testimonianze sulla vita quotidiana e sul clima che si respirava a Francoforte negli ultimi anni della Repubblica di Weimar. Le pellicole sono state restaurate tra il 2005 e il 2006 dal Deutsches Filminstitut di Francoforte, dopo una lunga opera di ricerca dei materiali dispersi. Abbiamo intervistato <strong>Madeleine Bernstorff<\/strong>, la curatrice del programma.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><b>Chi era Ella Bergmann-Michel?<\/b><\/p>\n<p>Bergmann-Michel nacque nel 1895 in una cittadina\u00a0molto cattolica della provincia tedesca. Conobbe il marito mentre frequentava la scuola d\u2019arte; in seguito, la coppia si trasfer\u00ec vicino a Francoforte, dove Ella si dedic\u00f2 alla fotografia e al collage, affermandosi come artista visiva. La coppia militava in un gruppo di modernisti molto interessati a tematiche sociali come l\u2019edilizia pubblica e le mense popolari. Tra le attivit\u00e0 del gruppo c\u2019era la produzione di una rivista e l\u2019organizzazione di rassegne cinematografiche (invitarono anche Dziga Vertov). In quel contesto, il passaggio alla cinepresa fu per lei molto naturale.<\/p>\n<p><b>Qual era il suo approccio al documentario?<\/b><\/p>\n<p>Bergmann-Michel gir\u00f2 i suoi lavori nel primo dopoguerra. Nei documentari, il background di attivista di sinistra \u00e8 molto evidente. Inoltre trovo molto interessante seguire i suoi progressi tra un film e l\u2019altro: \u00e8 evidente che impara facendo, si vede uno stile personale che pian piano prende forma. Era molto interessata al movimento e alla luce. Ma la situazione in Germania stava peggiorando e la valenza politica del suo lavoro le attrasse le attenzioni della polizia. Nel novembre del 1932, poco prima delle ultime elezioni libere, venne arrestata mentre riprendeva una rissa fuori da un negozio nazista. Fu costretta ad abbandonare la Kinamo e da quel momento in poi dovette stare molto attenta. Lei e il marito pensarono perfino di emigrare, ma alla fine decisero di restare in Germania; si rifugiarono in campagna e si dedicarono alla vita contadina fino alla fine della guerra.<\/p>\n<p><b>Torn\u00f2 a girare dopo la caduta del Nazismo?<\/b><\/p>\n<p>Purtroppo no; continu\u00f2 a lavorare come artista, fece mostre in Germania e all\u2019estero, ma non fece pi\u00f9 film. Ma non abbandon\u00f2 mai davvero il cinema: si dedic\u00f2 all\u2019organizzazione di cineforum, attivit\u00e0 fondamentale a quel tempo, dato che tanti film erano stati proibiti durante l\u2019epoca nazista.<\/p>\n<p><b>Come ha scoperto la produzione cinematografica di Bergmann-Michel?<\/b><\/p>\n<p>Era la fine degli anni ottanta. Ero a un festival di cortometraggi e venne proiettato <a href=\"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/film\/mein-herz-schlagt-blau\/\"><i>Mein Herz Schl\u00e4gt Blau<\/i><\/a> \u2013 di <strong>Jutta Hercher<\/strong> e <strong>Maria Hemmleb<\/strong>, un documentario biografico su Bergmann-Michel arricchito da foto, spezzoni di film, collage e voci delle persone vicine all\u2019artista, prodotto dall\u2019Accademia di Belle Arti di Amburgo. All\u2019epoca avevamo appena fondato un cineforum femminista. L\u2019obiettivo era aprire un cinema femminista a Berlino, un\u2019idea completamente utopica che purtroppo non si \u00e8 mai realizzata. Decidemmo di includere Bergman-Michel nel programma del nostro primo evento: proiettammo alcuni suoi corti e la biografia di Hercher e Hemmleb.<\/p>\n<p><b>Secondo lei qual \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 contemporaneo dell\u2019opera di Bergmann-Michel?<\/b><\/p>\n<p>Sicuramente l\u2019utilizzo politico del documentario. Personalmente, sono molto interessata al rapporto tra film e attivismo e al cinema come medium estetico che ha la potenzialit\u00e0 di cambiare le cose. Nel 1968 scrissero \u201cPrenez une camera et descendez dans la rue\u201d, ed \u00e8 proprio quello che Bergmann-Michel ha fatto.<\/p>\n<p><strong>Laura Girasole<\/strong><\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. L\u2019edizione 2018 del Cinema Ritrovato ha ospitato molte sezioni dedicate alla riscoperta di cineaste donne. 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