{"id":46572,"date":"2018-06-27T21:27:27","date_gmt":"2018-06-27T19:27:27","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/?p=46572"},"modified":"2018-06-27T21:34:09","modified_gmt":"2018-06-27T19:34:09","slug":"cinema-libero-sguardo-all-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/en\/cinema-libero-sguardo-all-africa\/","title":{"rendered":"Cinema libero 2018: uno sguardo all\u2019Africa"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46572\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p>Ancora una volta per merito di un attento e minuzioso lavoro di ricerca, la sezione <a href=\"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/sezione\/cinemalibero-2018\/\"><em>Cinema libero<\/em><\/a> del Festival Il Cinema Ritrovato ci permette di entrare in contatto con mondi e culture lontani e affascinanti. In particolare quest\u2019anno l\u2019attenzione dei selezionatori si \u00e8 posta sulla cultura africana grazie a due lungometraggi del passato fortunatamente \u201critrovati\u201d e mostrati al pubblico del festival: <a href=\"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/proiezione\/fadjal-2\/\"><em>Fad\u2019jal<\/em><\/a> e <a href=\"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/proiezione\/a-deusa-negra\/\"><em>A Deusa Negra<\/em><\/a>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nel caso di <em>Fad\u2019jal<\/em> (Senegal 1979) siamo di fronte ad un\u2019opera complessa e densa di spunti filosofici, politici e culturali. Si tratta di un documentario etnografico realizzato da <strong>Safi Faye<\/strong>, antropologa ed etnologa senegalese nonch\u00e9 prima cineasta donna subsahariana della storia. Il film affronta il tema della trasmissione della memoria storica e culturale della societ\u00e0 africana attraverso la tradizione orale dal punto di vista di un piccolo villaggio senegalese di nome Fad\u2019Jal. Come afferma in una scena del film colui che detiene la memoria storica della comunit\u00e0, l\u2019anziano del villaggio \u201cin Africa un vecchio che muore \u00e8 come una biblioteca che brucia\u201d. La trasmissione del patrimonio culturale e storico africano \u00e8 possibile solo attraverso una tradizione orale fatta di racconti, storie e canzoni. Al contrario, la cultura occidentale dei colonizzatori francesi \u00e8 basata sulla scrittura e sulle biblioteche. Non \u00e8 un caso che in una dalle prime scene del film vediamo i bambini seduti in classe a scuola che, quaderni alla mano, studiano la storia francese e in particolare Luigi XIV. L\u2019intento \u00e8 sottolineare il contrasto tra la storia scritta della Francia appresa a scuola e la storia africana tramandata oralmente di generazione in generazione.<\/p>\n<p>Un altro tema sviluppato dal film \u00e8 il rapporto tra la vita vissuta dagli abitanti del villaggio caratterizzata da un orgoglioso rispetto delle antiche tradizioni locali e una modernit\u00e0 sempre pi\u00f9 incombente, minacciosa e aggressiva, incarnata dal centralismo statale del governo senegalese presentato come erede della tradizione coloniale francese. Nel corso del film si avverte con sempre maggiore intensit\u00e0 l\u2019orgogliosa ostinazione di questa piccola comunit\u00e0 nel voler continuare a vivere secondo le proprie tradizioni e difendere il proprio territorio poich\u00e9 come dice un personaggio del film \u201cla terra appartiene chi la coltiva e non allo Stato\u201d.<\/p>\n<p>Un ruolo importante lo recita la colonna sonora caratterizzata da forti accenti ritmici. Numerose sono le scene di danza e di canto. La musica non \u00e8 semplicemente una colonna sonora che arricchisce il film, ma una vera propria protagonista della pellicola che scandisce con la ritmica delle percussioni i pi\u00f9 importanti momenti della vita del villaggio: dalla celebrazione di una nascita alla ritualizzazione della morte passando per il lavoro nei campi. Interessante infine notare che il film, pur presentandosi sotto una forma documentaristica caratterizzata da forti accenti di realismo e di fedelt\u00e0 al mondo rurale (lo stesso da cui proviene la regista), \u00e8 stato tuttavia studiato, preparato e scritto e non improvvisato.<\/p>\n<p>Non meno ricco di spunti \u00e8 <em>A Deusa Negra<\/em> (<em>Black Goddess<\/em>, Nigeria 1978) di <strong>\u1eccl\u00e1 Bal\u00f3gun<\/strong>, pioniere del cinema africano, nonch\u00e9 primo regista nero a girare un film in Brasile. Anche in questo caso il tema della tradizione della memoria e dell\u2019appartenenza alle proprie radici recita un ruolo importante. A Lagos, in Nigeria, un padre anziano e morente trasmette al figlio il suo ultimo desiderio, andare in Brasile dove i suoi avi furono deportati e venduti come schiavi per ricercare una statuina della dea Yemaya, simulacro delle proprie origini familiari, e completare cos\u00ec il ciclo spirituale della famiglia. Questa volta, dunque, l\u2019attenzione si sposta sul tema della schiavit\u00f9 e dei profondi legami tra continente africano e americano e in particolare tra Nigeria e Brasile. Interessante notare che un tema come lo schiavismo spesso raccontato da cineasti bianchi e che in occidente negli ultimi anni ha goduto di un certo successo cinematografico grazie film importanti come <em>12 anni schiavo<\/em> o <em>Django Unchained<\/em> sia stato in questo caso raccontato in maniera semi autobiografica 40 anni fa da un regista africano come Bal\u00f3gun, che ha avuto degli schiavi deportati in Brasile tra i suoi antenati di parte materna. Il rapporto tra schiavismo e Brasile suscita tuttora interesse. Si tratta infatti di un tema storico non sufficientemente affrontato dalla cinematografia contemporanea. Troppo spesso si tende a concentrare l\u2019attenzione sullo schiavismo negli Stati Uniti d\u2019America e le conseguenti ripercussioni che questo ha avuto sulla societ\u00e0 statunitense contemporanea. Ma lo schiavismo \u00e8 stata una crudele pratica diffusa nell\u2019intero continente americano e che in Brasile ha avuto grande successo e la cui eredit\u00e0 \u00e8 arrivata fino ai nostri giorni. Le ferite dovute ai contrasti tra i padroni bianchi e gli schiavi neri non sono ancora del tutto rimarginate e nel pi\u00f9 grande paese sudamericano i contrasti razziali pur attenuati rispetto al passato sono ancora profondi.<\/p>\n<p>Un altro spunto importante del film \u00e8 la religione yoruba nelle forme della magia, del misticismo e della reincarnazione. Dall\u2019attenzione e dalla passione \u00a0con cui il tema del culto \u00e8 raccontato nel film si deduce una certa fascinazione una forte curiosit\u00e0 da parte del regista, pur agnostico, nei confronti del tema e una certa soddisfazione nel mostrare allo spettatore come riti cos\u00ec antichi possano sopravvivere, pur in una forma minoritaria e quasi \u201cclandestina\u201d, anche nella comunit\u00e0 nera brasiliana a lui contemporanea creando un legame indissolubile tra passato e presente, una sorta di ponte metafisico tra due continenti cos\u00ec lontani geograficamente ma cos\u00ec vicini culturalmente.<\/p>\n<p><strong>Francesco Pellegrini<\/strong><\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. Ancora una volta per merito di un attento e minuzioso lavoro di ricerca, la sezione Cinema libero del Festival Il Cinema Ritrovato ci permette di entrare in contatto con mondi e culture lontani e affascinanti. 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