{"id":46305,"date":"2018-06-28T20:28:22","date_gmt":"2018-06-28T18:28:22","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/?p=46305"},"modified":"2018-06-28T23:34:30","modified_gmt":"2018-06-28T21:34:30","slug":"la-dolce-vita-di-giuseppe-amato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/en\/la-dolce-vita-di-giuseppe-amato\/","title":{"rendered":"&#8217;La dolce vita&#8217; di Giuseppe Amato"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46305\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p><em>In occasione della presentazione del progetto di ricerca &#8220;Producers and production practices in the History of Italian cinema&#8221;, che si \u00e8 tenuto al MAMbo lo scorso 25 giugno, si sono susseguiti una serie di interventi e focus sulla figura del produttore nella tradizione cinematografica italiana. Il progetto di ricerca \u00e8 anche alla base della mostra <strong>\u201cDream Makers &#8211; come i produttori hanno fatto grande il cinema italiano\u201d<\/strong>, organizzata da Cineteca di Bologna con Anica, University of Warwick e\u00a0AHRC, inaugurata ieri alla Biblioteca Sala Borsa. \u00a0<\/em><!--more--><\/p>\n<p><em>Una figura, quella del produttore, in bilico tra il ruolo di imprenditore e quello di creativo: una \u00a0natura duplice, che si inserisce in un pi\u00f9 ampio e complesso discorso sul rapporto tra arte ed economia, tra estro creativo e gestione delle risorse.\u00a0<strong>Marina Nicoli<\/strong>, membro del comitato scientifico del progetto, si \u00e8 spesso occupata di studiare e chiarire questa dicotomia<\/em>: \u201cIn un progetto come il nostro non si pu\u00f2 prescindere dal provare a affrontare da un punto di vista teorico chi \u00e8 il produttore \u2013 non \u00e8 facile \u2013 perch\u00e9 i testi sono pochi e poi nella storia del cinema per molto tempo \u00e8 prevalsa la <em>author theory<\/em>, per cui il merito creativo veniva totalmente attribuito al regista. Alla luce di questa teoria, il produttore veniva percepito solo come il finanziatore, il capitalista, colui che era capace di raccogliere i mezzi, materiali e immateriali, e che comunque aveva come fine ultimo quello di far tornare i conti. Dunque spesso nello studio della carriera di questi storici produttori incontriamo una sorta di una lotta tra titani &#8211; tra il regista che vuole essere lasciato libero di esprimere le proprie idee e il produttore che assume su di s\u00e9 il rischio. <br \/>\n E la letteratura sul produttore credo debba essere affrontata sulla base di almeno di tre elementi: il contesto sociale \u2013 come gli imprenditori, anche i produttori sono a tutti gli effetti il frutto del contesto sociale, l\u2019organizzazione del settore &#8211; pensiamo al contesto americano in opposizione a quello italiano e poi l\u2019elaborazione teorica, che ha molto peso sulla percezione collettiva di questa figura. Grazie alla prospettiva dei <em>media studies<\/em> che si sviluppa a partire dagli anni \u201980, inizia un atteggiamento diverso rispetto a questa figura, perch\u00e9 finalmente gli viene riconosciuto anche un ruolo creativo, in un binomio ri-pensato, tra regista e produttore non pi\u00f9 di capitalista\/autore ma di creatore\/creativo\u201d.<\/p>\n<p><em>Un esempio pi\u00f9 concreto e a dir poco appassionante di quanto illustrato dalla Nicoli \u00e8 stato riportato in sala dalla testimonianza di Maria Amato, figlia dello storico produttore Giuseppe Amato, detto \u201cPeppino\u201d, che ha condiviso retroscena inediti sulla produzione della Dolce Vita di Fellini.<br \/>\n <\/em><em>Per chi non ne conoscesse la storia, Giuseppe Amato (il primo dei produttori, in ordine cronologico presentato nella mostra <strong>Dream Makers<\/strong>) \u00e8 stato una figura centrale nella storia del\u00a0cinema italiano. Diventa produttore di\u00a0film\u00a0di ambiente napoletano negli\u00a0anni venti ed \u00e8 lui ad offrire, negli\u00a0anni trenta, la prima occasione cinematografica a\u00a0Eduardo\u00a0e\u00a0Peppino De Filippo; produce anche il primo film diretto da\u00a0Vittorio De Sica, &#8220;Rose scarlatte&#8221;, e a finanziare &#8220;Umberto D&#8221;, \u00e8 anche il produttore de &#8220;La cena delle beffe&#8221; e di &#8220;Quattro passi fra le nuvole&#8221;, di\u00a0Alessandro Blasetti. Diventa celebre nel\u00a0dopoguerra, producendo il primo film della serie &#8220;Don Camillo&#8221; e soprattutto &#8220;La dolce vita&#8221;.\u00a0Un produttore molto importante ma quasi dimenticato, basti pensare al fatto che quando si parla della &#8220;Dolce Vita&#8221; il primo pensiero generalmente va ad Angelo Rizzoli.\u00a0\u00a0<br \/>\n Giuseppe Amato venne spesso descritto come un personaggio istrionico ed esuberante, ma la figlia Maria, in conversazione con <strong>Barbara Corsi<\/strong> (membro del comitato scientifico del progetto &#8220;Producers and production practices in the History of Italian cinema&#8221;), ne ha voluto sottolineare una personalit\u00e0 pi\u00f9 complessa:<\/em> \u201cLei ha letto le sue lettere, dunque ha avuto modo di farsi un\u2019idea di mio padre pi\u00f9 di chiunque altro. Certamente aveva dei lati pittoreschi, perch\u00e9 era estroverso, ma era un uomo colto e si \u00e8 dedicato alla produzione con intelligenza e impegno, spendendo la sua salute, anche. Perch\u00e9 la &#8220;Dolce Vita&#8221; \u00e8 costata molto, e mio padre si \u00e8 trovato tra Rizzoli, il produttore, che aveva una visione molto specifica del film, e Fellini che difendeva la sua opera dall\u2019intrusione di qualsiasi persona, sforando dei tempi e nel danaro \u2013 cosa che rendeva pazzi tutti quanti. Quindi lui si \u00e8 trovato a logorarsi, e questo \u00e8 lampante nelle lettere. [&#8230;] Ora la produzione \u00e8 molto stratificata: c\u2019\u00e8 la distribuzione e ci sono societ\u00e0, co-produzioni\u2026 Allora si metteva in gioco il proprio capitale: se ne avevi tanto come Rizzoli, era un discorso, mio padre ne aveva molto meno, quindi non investiva continuamente\u201d.<\/p>\n<p><strong>Barbara Corsi<\/strong>: \u201cLeggendo le lettere mi sono trovata davanti a una personalit\u00e0 del tutto diversa da quella che veniva tramandata in modo, per cos\u00ec dire, pittoresco; anzi di un uomo molto appassionato del suo lavoro e capace di grande intuizione\u201d. <em>Un produttore non sempre capito ma che nel caso della &#8220;Dolce Vita&#8221;, ha creduto fortemente nel progetto prima di chiunque altro.<\/em> \u201cMio padre \u00e8 morto da quasi sessant\u2019anni \u2013 ha replicato la figlia \u2013 ed \u00e8 importante che si comprenda il suo reale contributo alla storia del cinema italiano. Quando ho incontrato lei (Barbara Corsi) ho capito che potevamo fare questo progetto insieme, ho capito che lei andava oltre una certa superficie&#8221;. <em>Un lavoro di ricerca scientifica, dunque, ma anche un lavoro di fondato sullo scambio umano, alla ricerca di una comprensione pi\u00f9 chiara dell&#8217;operato di questi uomini coraggiosi.<\/em> &#8220;Dalle carte mi sono resa conto che finch\u00e9 era in vita non abbiamo compreso alcuni tratti della sua personalit\u00e0, in particolare la sua grande solitudine\u201d.<\/p>\n<p><em>Leggendo il carteggio della Dolce Vita, emerge la lotta che Amati ha intrapreso per produrre il film: fu infatti lui il primo a voler fortemente questo\u00a0 progetto trovandosi a dover contrastare le pi\u00f9 svariate resistenze. Una tenacia e una determinazione che poi si sono riflesse anche sulle modalit\u00e0 di promozione del film. Fu infatti Amato a intuire il lancio giusto per La Dolce Vita: farlo uscire subito in tantissime copie, con un prezzo maggiorato degli esercenti. La premi\u00e8re del film si tenne a Londra e subito a seguire una modalit\u00e0 di uscita a tappeto su tutte le citt\u00e0 capo-zona italiane, un sistema che prese piede solo quindici anni dopo. Una strategia di lancio molto moderna che venne anticipata da una forte attivit\u00e0 di ufficio stampa, come confermato dall&#8217;intervento della nipote Gaia:<\/em> \u201cMio nonno diceva che il film doveva essere lanciato in tante copie, con una pubblicit\u00e0 enorme, perch\u00e9 si trattava di un film destinato a cambiare la storia del cinema \u2013 lo diceva lui stesso in una lettera. Diceva che si trattava soprattutto di un film che sarebbe stato difficilissimo da accettare per il pubblico del tempo, senza che lo si preparasse prima\u00a0 &#8211; diceva: &#8211;\u00a0E&#8217;\u00a0il primo film non biblico e non sugli antichi romani, di cos\u00ec lunga durata e in bianco e nero, dunque se non facciamo qualcosa per preparare il pubblico, nessuno lo andr\u00e0 a vedere -\u201d.<\/p>\n<p><em>I carteggi della produzione della Dolce Vita e altri documenti relativi all\u2019attivit\u00e0 del produttore Giuseppe Amato sono parte di \u201c<a href=\"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/it\/evento\/dream-makers-come-i-produttori-hanno-fatto-grande-il-cinema-italiano\/\">Dream Makers &#8211; come i produttori hanno fatto grande il cinema italiano\u201d<\/a> \u2013 una mostra alla Biblioteca Sala Borsa di Bologna. La mostra \u00e8 il frutto della collaborazione tra la Cineteca di Bologna \u2013 che ha messo a disposizione i materiali dell\u2019<strong>archivio Franco Cristaldi<\/strong>, Anica e il progetto di ricerca britannico &#8220;Producers and Production Practices in the History of Italian Cinema&#8221;, 1949-1975\u00a0promosso dall\u2019Universit\u00e0 di Warwick e dalla Queens University di Belfast e finanziato dall\u2019Arts and Humanities Research Council.<\/p>\n<p> <\/em><\/p>\n<p><strong>Laura Di Nicolantonio<\/strong><\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. In occasione della presentazione del progetto di ricerca &#8220;Producers and production practices in the History of Italian cinema&#8221;, che si \u00e8 tenuto al MAMbo lo scorso 25 giugno, si sono susseguiti una serie di interventi e focus sulla figura del produttore nella tradizione cinematografica italiana. 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