{"id":42438,"date":"2017-07-02T17:16:29","date_gmt":"2017-07-02T15:16:29","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/?p=42438"},"modified":"2017-07-02T17:16:29","modified_gmt":"2017-07-02T15:16:29","slug":"il-cinema-secondo-john-huston-conversazione-con-michael-fitzgerald","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/en\/il-cinema-secondo-john-huston-conversazione-con-michael-fitzgerald\/","title":{"rendered":"Il cinema secondo John Huston: conversazione con Michael Fitzgerald"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<p>Gioved\u00ec in Sala Auditorium il direttore della Cineteca Farinelli ha conversato con il produttore statunitense Michael Fitzgerald nell\u2019ambito della lezione <i>Il cinema secondo John Huston<\/i>. Fitzgerald ha esordito nel mondo del cinema proprio con i film <i>La saggezza nel sangue <\/i>(1979) e <i>Sotto il vulcano<\/i> (1984), entrambi diretti dal regista hollywoodiano vincitore del premio Oscar per <i>Il tesoro della Sierra Madre<\/i> (1948).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il produttore ha inaspettatamente parlato in italiano, rivelando al pubblico in sala che, da ragazzo, ha vissuto tanti anni in Italia. Farinelli ha iniziato la conversazione chiedendogli come il lavoro di traduttore di opere letterarie di suo padre abbia influenzato il suo modo di produrre cinema: \u201cQuasi tutte le pellicole che ho fatto sono traduzioni da mezzo a mezzo\u201d, sottolineando come la trasposizione di una qualsiasi narrazione in un\u2019opera filmica sia un processo elaborato e non sempre fattibile.<\/p>\n<p>Nella prima parte della lezione Fitzgerald ha raccontato del suo rapporto con Huston e dei suoi ricordi insieme al regista, autore di alcuni classici del cinema di Hollywood come <i>Il mistero del falco<\/i> (1941), <i>La regina d\u2019Africa <\/i>(1951) e <i>Giungla d\u2019asfalto<\/i> (1950), proiettato proprio in questi giorni durante Il Cinema Ritrovato insieme a <i>La saggezza nel sangue<\/i>.<\/p>\n<p>Riallacciandosi al discorso della traduzione, il produttore ha spiegato di come Huston lavorasse alla trasposizione di un soggetto: \u201cPensava con una grammatica semplice, gli interessava far vedere solo la storia e non la macchina da presa [\u2026] eliminando tutto ci\u00f2 che riteneva superfluo ai fini del racconto\u201d e che: \u201cQuando John Huston era intento a pensare, pensava davvero\u201d.<\/p>\n<p>Fitzgerald ha anche ricordato di come per Huston il cast fosse fondamentale: sapeva gi\u00e0 dall\u2019inizio quale fosse la persona adatta al ruolo e guardava al di l\u00e0 dell\u2019attore, focalizzandosi sull\u2019individuo in quanto tale. Ci\u00f2 si traduceva in una semplificazione del lavoro del regista sugli attori, riducendo lo sforzo per far emergere la giusta interpretazione richiesta per il ruolo.<\/p>\n<p>La lezione ha poi virato sul lavoro di produttore di Fitzgerald, partendo proprio dal suo rapporto con gli attori. Ha fatto riferimento ad alcuni professionisti con cui ha collaborato, come Jack Nicholson, Tommy Lee Jones e Sean Penn, del quale ha prodotto il terzo film <i>La promessa <\/i>(2001).<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 Farinelli gli ha chiesto quale fosse il filo conduttore tra tutti i dodici film da lui prodotti, e Fitzgerald ha risposto ironicamente che: \u201cl\u2019unico legame tra essi \u00e8 il fatto che mi siano piaciuti tutti\u201d. In realt\u00e0 l\u2019unico vero <i>fil rouge<\/i> tra le sue pellicole, come da lui stesso sottolineato, \u00e8 che manca sempre l\u2019<i>happy ending<\/i> o comunque il finale canonico che tutti si sarebbero aspettati: \u201cMi piace vedere i film con un lieto fine, ma odio farli, non so farli\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCon il cinema non si sa mai\u201d gli disse una volta Huston, riferendosi alla difficolt\u00e0 di girare ogni volta un film diverso. Per Fitzgerald \u00e8 fondamentale trovare un gancio, cio\u00e8 un elemento grazie al quale poter procedere passo dopo passo, dal capire che tipo di film si sta realizzando, per chi, perch\u00e9 e come renderlo reale. Ma la vera sfida \u00e8 creare un prodotto finito che sia all\u2019altezza delle aspettative. Il produttore ha confessato che proprio per questa ragione non \u00e8 mai riuscito a guardare i suoi film, n\u00e9 da solo, n\u00e9 in sala con il pubblico: \u201cNon riesco, ho paura\u201d, ha ammesso, nonostante il suo primo film &#8211; che produsse a soli 26 anni &#8211; ebbe un successo di critica straordinario al New York Film Festival.<\/p>\n<p>Alla domanda di Farinelli su quale sia stato il film che lo ha spinto a dedicarsi al cinema, Fitzgerald ha ricordato un simpatico aneddoto risalente al suo primo anno di universit\u00e0 ad Harvard nel 1969, in particolare di una giornata trascorsa a casa con gli amici a guardare ripetutamente <i>Amanti Perduti<\/i> (1945) di Marcel Cern\u00e9, che fu per lui una sorta di epifania.<\/p>\n<p>Il produttore ha concluso la conversazione con una frase in grado di racchiudere il vero spirito del cinema: \u201cUna magia cos\u00ec totale che non si pu\u00f2 non rimanerne innamorati a vita\u201d.<\/p>\n<p><strong>Emanuela Vignudelli<\/strong>, <strong>Francesca Col\u00f2<\/strong>, <strong>Gianluca de Santis<\/strong>, report realizzato nell\u2019ambito del Corso di Alta Formazione per redattore multimediale e crossmediale, organizzato dalla Cineteca di Bologna con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e il Fondo sociale europeo e con la collabrazione di Stefania Pollastri e Fabrizio Colliva.<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. 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