{"id":19855,"date":"2016-06-29T18:30:09","date_gmt":"2016-06-29T16:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcinemaritrovato.it\/?p=19855"},"modified":"2016-06-29T18:30:09","modified_gmt":"2016-06-29T16:30:09","slug":"la-maschera-triste-di-buster-keaton","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/en\/la-maschera-triste-di-buster-keaton\/","title":{"rendered":"La maschera triste di Buster Keaton"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/ilcinemaritrovato.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19855\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p><!--\n\t\t@page { margin: 2cm }\n\t\tP { margin-bottom: 0.21cm }\n\t--><\/p>\n<p>1927: i film parlano! L&#8217;introduzione del sonoro segna una delle pi\u00f9 grandi rivoluzioni nella storia del cinema, anzi, \u00e8 difficile pensare ad un&#8217;innovazione tecnica che abbia avuto maggior impatto su una qualunque forma d&#8217;arte. Nacquero nuovi generi e nuove star salirono alla ribalta. Gli eroi del muto dovettero rinnovarsi, e chi non vi riusc\u00ec venne spazzato via. Dall&#8217;oggi al domani innumerevoli celebrit\u00e0 si ritrovarono dimenticate e senza lavoro.<!--more--><\/p>\n<p>Tra chi si seppe reinventare spicca sicuramente Charlie Chaplin, l&#8217;uomo pi\u00f9 famoso del mondo, anche se persino per lui fu estremamente difficile adattarsi ad uno strumento nuovo come il cinema sonoro. Araldo della comicit\u00e0 silenziosa, perpetr\u00f2 a lungo il cinema muto, e addirittura nel 1936 ebbe il coraggio di portare nelle sale <i>Tempi moderni<\/i>, un film quasi del tutto privo di dialoghi, un ultimo attacco ai \u201ctalkies\u201d che tanto disprezzava. Eppure, nonostante questa antipatia, seppe far sopravvivere la propria fama anche quando si convert\u00ec una volta per tutte al sonoro, tanto che uno dei momenti pi\u00f9 amati del suo cinema \u00e8 il monologo di tre minuti e mezzo alla fine de <i>Il grande dittatore<\/i>.<\/p>\n<p>Chi invece non riusc\u00ec a trovare una strada diversa e venne schiacciato dal nuovo cinema, fu il grande amico e rivale di Chaplin: Buster Keaton. Appena un anno prima dell&#8217;avvento del sonoro Joseph Roth scriveva quasi profeticamente che Keaton &#8220;non si abbandona mai al giubilo. Non conosce trionfi. Nelle sconfitte si sente quasi a suo agio.&#8221; Quella maschera triste che lo aveva reso celebre sembrava presagire un futuro lontano dalla ribalta.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 il cinema di Keaton non riusc\u00ec a riconvertirsi come accadde a quello di Chaplin? Sono tante le similitudini tra i loro modi di far ridere: tutti e due correvano, inciampavano, cadevano, sbattevano. Entrambi venivano dal vaudeville, e avevano esordito sul palco gi\u00e0 da bambini. Le gag che mettevano in scena erano le stesse, quelle comuni a tutto il cinema comico muto. Ma ad essere radicalmente diverso erano le fondamenta sulle quali esse poggiavano. Sempre Roth: &#8220;Chaplin \u00e8 un anarchico. [&#8230;] Ha sempre qualcosa o qualcuno contro cui ribellarsi: la Chiesa pietista, il matrimonio con una erinni, i ricchi, l&#8217;ordine costituito. [&#8230;] La sua \u00e8 una rivoluzione.&#8221; Ecco, il cinema di Chaplin nasce da ci\u00f2. Da progressista in odore di socialismo, impregn\u00f2 i suoi film di politica. Non parliamo certo di cinema militante, o ancora peggio partitico, ma di politica nel suo senso pi\u00f9 ampio e nobile, quello di ideale di vita. Charlot \u00e8 ultimo nella gerarchia sociale, letteralmente schiacciato dagli ingranaggi della moderna societ\u00e0 capitalistica, e lo spettatore deve tifare per la sua lotta contro il sistema. La sua comicit\u00e0 si fonda su questo: d\u00e0 un calcio a un poliziotto, si ritrova intrappolato in un bizzarro apparecchio tecnologico, si arrovella per non pagare un pranzo. Per quanto Chaplin potesse essere legato al muto, la parola era uno strumento in pi\u00f9 per veicolare il suo messaggio, ed infatti a parole Chaplin espresse le sue idee pacifiste ne <i>Il grande dittatore<\/i>.<\/p>\n<p>In Keaton non c&#8217;\u00e8 traccia di questo. Per capire quale sia invece il punto focale del suo cinema basta guardare due dei suoi pi\u00f9 celebri film, <i>La palla n\u00b0 13 <\/i>e <i>Il cameraman<\/i>. Queste pellicole sono acutissime riflessioni sul cinema stesso, in cui la comicit\u00e0 scaturisce dall&#8217;incontro-scontro tra l&#8217;essere umano e la macchina. E non solo qui, ma tutta la filmografia di Keaton \u00e8 corsa da questo conflitto tra l&#8217;umanit\u00e0 e la tecnologia. Non per\u00f2 come in Chaplin dove \u00e8 espressione parossistica dell&#8217;alienazione e della lotta di classe, ma bens\u00ec come gioco meta-cinematografico in cui tutte le gag e tutti i trucchi visivi concorrono come in un gioco di specchi a parlare di cinema. Sebbene simili istanze possano essere benissimo portate avanti anche nel sonoro, Buster Keaton era nato e cresciuto nel muto, e parlava del cinema muto con gli strumenti del cinema muto. La sua strada non poteva proseguire nel sonoro.<\/p>\n<p>Keaton smise di fare film e precipit\u00f2 nel vortice dell&#8217;alcoolismo. Ne usc\u00ec presto, per fortuna, e apparve brevemente in numerosi nuovi film, dove per\u00f2 non era mai un vero attore, ma veniva presentato come se stesso, come un nobile residuo di un passato scomparso. Addirittura partecip\u00f2 ad un film di Chaplin, <i>Luci della ribalta<\/i>. A cavallo tra gli anni &#8217;50 e &#8217;60, i Cahiers du Cin\u00e9ma si innalzarono a suoi paladini, acclamandolo come il pi\u00f9 grande comico del muto, superiore anche a Chaplin, facendone un mito per tutti gli intellettuali europei, tanto da essere scelto come protagonista dell&#8217;unica pellicola mai scritta da Beckett, il cortometraggio sperimentale <i>Film<\/i>, che, non a caso, metteva in scena la lotta tra uomo e sguardo. Presentato alla 26\u00aa Mostra internazionale d&#8217;arte cinematografica di Venezia, venne accolto trionfalmente.<\/p>\n<p>Ma Buster Keaton non torn\u00f2 mai a fare cinema. Mantenne fino alla fine la sua faccia triste, perch\u00e9 anche &#8220;quando vince, non dimentica mai la relativit\u00e0 della vittoria.&#8221; Non la dimentica, e sapeva, nonostante la riscoperta, nonostante tutti i nuovi omaggi, di essere ancora e sempre un cineasta del muto. Anzi, per il suo indissolubile vincolo a quel cinema, <i>il <\/i>cineasta del muto. Il suo filosofo, il suo cantore. Da riscoprire ancora, e non pi\u00f9 questa volta solo come contraltare di Chaplin, ma come un&#8217;esperienza unica e meravigliosa dei primi anni di vita del cinema, che egli aveva saputo incarnare meglio di chiunque altro, morendo con lui negli anni &#8217;30. Diversi decenni prima che il sipario calasse anche sulla sua vita e su quella sua bellissima, malinconica faccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Marcello Bonini, Il Cinema Ritrovato News<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. 1927: i film parlano! L&#8217;introduzione del sonoro segna una delle pi\u00f9 grandi rivoluzioni nella storia del cinema, anzi, \u00e8 difficile pensare ad un&#8217;innovazione tecnica che abbia avuto maggior impatto su una qualunque forma d&#8217;arte. Nacquero nuovi generi e nuove star salirono alla ribalta. 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