GREGORY RATOFF IN “FOR SALE”
D.: Brian Foy. In.: Gregory Ratoff. P.: The Vitaphone Corp. 35mm.
Scheda Film
“Uno spunto comico che corre veloce fra una successione divertentissima di gags strappa-risate. Gregory Ratoff – star del palcoscenico, apparso in Kibitzer, Castles in the Air e Tenth Avenue – è un commesso viaggiatore che ci mette del bello e del buono per vendere una linea di medicamenti per tutte le possibili malattie e problemi. È la peste di tutte le pesti! E la risata di tutte le risate!” (Vitaphone Release Schedule). Abbiamo voluto in questa sede riservare uno spazio piuttosto ampio ai cortometraggi Vitaphone, convinti che in essi si possano ritrovare spunti ed indizi sullo sviluppo del cinema e della narrazione cinematografica “sonora” quanto, se non di più, che nei lungometraggi sonori; non foss’altro che per motivi cronologici. Abbiamo così voluto includere cortometraggi risalenti ai primissimi mesi delle sperimentazioni della Vitaphone (a partire dal quel 6 agosto 1926 che li vide presentare per la prima volta) insieme a corti successivi e tardi, nei quali si intravvede la nascita e lo sviluppo della “narrazione sonora” oltre che le influenze si altri media sonori sul cinema (radio, vaudeville, teatro, ecc.). Riprendiamo in questa sede l’opinione di Charles Wolfe, lo studioso che forse più si è dedicato ai cortometraggi Vitaphone.
“(…) Alcune delle questioni più interessanti sollevate dai cortometraggi Vitaphone sono opportunamente nascoste sotto il tappeto. Ma come avviene che una vocal performance arrivi ad essere composta nel film? In quali aspetti differisce il modo di recitare di un attore o di un’attrice se ha di fronte un pubblico o una macchina da presa? (…) Fino a che punto e come, la recitazione di un attore può essere subordinata o può subordinare il personaggio che l’attore interpreta? Queste non sono domande accademiche, riguardano sfide ben precise affrontate da attori, registi e tecnici che lavorano per il nuovo medium del cinema parlato, e la nuova competenza richiesta agli spettatori che si adattavano alla nuova forma del cinema. Né questi problemi sono marginali per la storia del cinema. Riguardano, per estensione, anche i film sonori già interamente narrativi, nei quali la recitazione vocale già perfezionata può essere soppressa, controbilanciata o apertamente sfruttata. In altri termini, il problema dell’approccio tradizionale alla storia delle vocal performance nel primo cinema sonoro non risiede semplicemente nel fatto che esso getta nel cestino della storia del cinema un corpus di opere che non sono state esaminate appieno, ma anche nel fatto che questo modo di procedere incoraggia una lettura del cinema classico che presuppone un pubblico completamente assorbito in una narrazione lineare resa in modo trasparente. (…) Se partiamo dall’assunto che la performance vocale nel cinema non si limita ai dialoghi, alle riflessioni dei personaggi, ma comprende un ampio spettro di possibili relazioni mediate tra lo spettatore e l’attore, il ruolo dei cortometraggi sonori in questa storia potrebbe divenire molto più complesso di quanto si pensi”. (Charles Wolfe, Sulle tracce dei cortometraggi Vitaphone, , n.6, Transeuropa, 1993)